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La Crescita e l’Araba Fenice

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Il documento di Economia e Finanza del governo Monti aggiorna al ribasso le previsioni: le previsioni di crescita passano da -0,5% nel 2012 a -1,2 e da +1,4 a +0,5 nel 2013; questo vuol dire un deficit di bilancio al -1,7 % nel 2012 e a -0,5% nel 2013, cioè mancherebbero all’appello 8 miliardi per azzerare il deficit; quindi nel frattempo il debito italiano continuerà ad aumentare fino al 2014 o 2015. Naturalmente sperando che la “crescita” sia quella prevista e che nel frattempo lo spread non aumenti.
Le conclusioni che si possono trarre sono:
1-sarà molto difficile che con l’aumento della pressione fiscale ci sia crescita economica; nel 2011 hanno chiuso 11.615 aziende, un’impresa su due chiude nei primi cinque anni di vita, nei primi tre mesi dell’anno ci sono 26.090 aziende in meno. Basta guardarsi in giro per capire che la crescita è un araba fenice; chi si occupa di consulenza aziendale vede con i propri occhi che stanno a galla solo le imprese che esportano in paesi in crescita, quasi tutti extraeuropei.
2-Il paese viene strozzato dalle tasse con la mirabile prospettiva di continuare ad aumentare il debito fino al 2014, nell’ipotesi migliore.
3-Non abbiamo ancora pagato la patrimoniale Imu, dopodiche’ ci saranno ancora meno soldi in giro.
4-A settembre, (ma sembra che ci siano pressioni per anticipare a giugno) ci sarà l’aumento dell’iva, naturalmente un altro impulso alla crescita
Occupandomi per professione di controllo e riduzione di costi, mi è venuta la pelle d’oca a leggere l’intervista del Ministro Giarda, il quale dichiara sostanzialmente che non si puo’ ridurre la spesa italiana. Come non capirlo, si tratta solo di circa 670 miliardi di euro, sicuramenti tutti spesi in modo efficiente ed efficace… Come detto altrove ci sono due modi per ridurre i costi:
definire uno standard e migliorarlo

fare analisi del valore
In attesa che la pubblica amministrazione diventi piu’ efficiente !!!!! come promesso dal Ministro (ma dove sono gli standard ?) proviamo a dargli qualche suggerimento. Ho girovagato in rete per capire se ci fossero servizi non a valenza sociale che potrebbero essere trasferiti al mercato ( quindi se proprio devono perdere soldi, lo fa qualcuno di tasca sua) monetizzando la vendita e scambiandola con riduzioni di tasse; qualche piccolo esempio:

  • Rai, costa 1.200 milioni (www.impresaefficace.it/archives/896) al contribuente
  • Ferrovie
  • Fintecna
  • Italia lavoro Spa
  • Cinecitta’
  • Poste Italiane
  • Sogei
  • ST Microelectonics <7li>(partecipazione al 13%)
    solo per citare le piu’ conosciute; volendo esagerare ci sarebbero anche Enel, Eni e altre; vendere queste società vorrebbe dire abbattere il debito, abbattere gli interessi e liberare risorse per la crescita.
    Se prendiamo l’elenco delle amministrazioni pubbliche c’è da divertirsi, prendo a caso:

  • Anas
  • Ente nazionali Risi
  • Agenzia nazionale per i giovani
  • Agenzia per lo sviluppo del settore ittico
  • Agenzia per lo svolgimento dei giochi invernali di Torino 2006 (non li hanno gia fatti?)
  • Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della poverta’
  • Istituto incremento ippico per la Sicilia
  • Opera nazionale per l’assistenza agli orfani dei sanitari italiani
  • Studiare Sviluppo S.r.l.
  • Società per lo sviluppo del Mercato dei fondi pensione S.p.A
  • l’elenco completo lo trovate qua http://www.istat.it/it/archivio/6729
    oltre a queste ci sono cira 6.000 aziende partecipate da enti locali
    qualche idea per ridurre la spesa pubblica in un’ottica di analisi del valore potrebbe essere:

  • abolizione delle provincie
  • sostituzione del finanziamento ai partiti con il 5 per mille
  • accorpamento di polizia, carabinieri, guardia di finanza
  • trasferimento delle funzioni della protezione civile all’esercito
  • Vista la poca fantasia del Ministro Giarda, invito tutti quanti a dare qualche suggerimento per diminuire la spesa pubblica.
    Naturalmente senza incidere sulla qualità dei servizi forniti…

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    One Response to “La Crescita e l’Araba Fenice”

    1. La crescita che non c’è | Impresa efficace scrive:

      [...] questi sono i dati che ha fornito l’Istat, notoriamente vicino al governo, pochi giorni fa; il 20 aprile commentavo i dati sulla crescita forniti dal governo -1,2 nel 2012 e +0,5 nel 2013, visibilmente [...]

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