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7 Feb 2010

I sussidi alle imprese

La vicenda Fiat per gli incentivi per l’acquisto delle auto e la decisione di chudere lo stabilimento di Termini Imerese ( e non solo) dimostra ancora una volta dell’inutilità di una simile politica e anche della mancanza di riconoscenza da parte delle aziende beneficiarie. Non è con i sussidi che si salvano i posti di lavoro, perché le imprese (non solo la Fiat ) prendono le decisioni economicamente piu’ convenienti in barba ai sussidi e a qualsiasi principio di etica. Ci sono due cose a mio avviso che i possono imparare:

1-   ci vuole una politica industriale che attiri le imprese a investire e creare lavoro in Italia non attraverso interventi spot o di emergenza ma con una pianificazione di medio periodo, che faccia in modo che il nostro paese sia attrattativo dal punto di vista degli investimenti. Questo eviterebbe di dover subire i ricatti delle ( poche ) grandi aziende rimaste che usano  i posti di lavoro creati come merce di scambio. Vuol dire meno fisco, meno burocrazia, meno costi, meno corruzione, meno malavita, piu’ infrastrutture, piu’ rete, piu’ competenze, piu’ flessibilità, un sistema di sussidi a chi perde il lavoro ( oggi chi lo perde è spacciato) …..Chi si ricorda una politica industriale degna di questo nome, da quarant’anni a questa parte?

2-   Il costo lavoro è solo uno dei costi nella struttura dell’impresa; importante, ma non l’unico. Si possono seguire politiche di riduzione dei costi e di miglioramento del valore creato con la risorsa lavoro e molte imprese farebbero meglio a concentrarsi su queste politiche, invece che cercare facili delocalizzazioni ( per poi magari tornare indietro). L’investimento per qualificare la forza lavoro puo’ ritornare come maggiore efficienza ed efficacia per l’azienda.

Che lo stato italiano con la classe politica  che ci ritroviamo si inventi una politica industriale  o semplicemente faccia attenzione ai bisogni del paese sembra piuttosto improbabile.

Sul fronte imprenditoriale l’Italia ha prodotto fior di imprenditori, da Olivetti a Zanussi a Del Vecchio che sono stati capaci di creare ricchezza per se, per le proprie aziende e per le persone che ci hanno lavorato.

Conosco molte piccole imprese che stanno soffendo, ma non hanno licenziato i propri dipendenti, se li tengono stretti sapendo che quando ci sarà la ripresa saranno le risorse migliori per ripartire.

Speriamo che la classe imprenditoriale faccia la sua parte, sia professionale  e sappia come fare a intervenire sulla propria struttura di costo, continui a creare valore per  se e per il proprio mercato e sappia cosa sia l’etica nel lavoro e l’impatto sociale che l’impresa crea nel proprio territorio….
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1 Response

  1. Dragan Bosnjak

    Gli assurdi dell’outsourcing nei paesi lontani nel terzo mondo sono uno dei miei argomenti preferiti sul blog…
    Puoi dare un’occhiata a uno degli ultimi che parla della Dainese, partita per Tunisia