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27 Mar 2011

Analisi di bilancio: Atlantia

Analisi di bilancio: AtlantiaCon questo post iniziamo la collaborazione con Alex Fontana, aspirante dottore commercialista ed esperto di bilanci.

Da maggio 2007 Atlantia Spa controlla il 100% del capitale di Autostrade per l’Italia, la maggiore concessionaria di costruzioni e gestione di autostrade a pedaggio in Italia, che insieme alle sue concessionarie controllate si posiziona ai primi posti in Europa.

Ogni giorno oltre quattro milioni di viaggiatori utilizzano la rete di Autostrade per l’Italia e delle concessionarie controllate, generando un traffico totale annuo per il 2009 equivalente a oltre 55 miliardi di km. Diamo ora un occhiata al conto economico riclassificato a “valore aggiunto” e allo stato patrimoniale per poi fare un analisi economico-finanziaria della società.

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Quotata in Borsa, con una capitalizzazione di 9,1  miliardi di euro, al 30 settembre 2010, Atlantia è una delle principali società italiane. Confrontando i dati dei primi 9 mesi del 2009 e del 2010, si può notare innanzitutto un aumento delle vendite di 238 milioni di euro, ovvero una crescita del 9,14%, di cui 166 milioni attribuibili a maggiorazioni tariffarie in risposta a un aumento dei canoni di concessione.

Rispetto al volume delle vendite, i costi tipici (prevalentemente costi esterni gestionali e oneri concessori) risultano essere contenuti, permettendo di ottenere un valore aggiunto pari a circa l’80% delle vendite.

Il MOL a settembre 2010 è del 63%: aumenta in termini assoluti ma diminuisce in termini relativi. Ciò è dovuto all’aumento più che proporzionale delle vendite.

La redditività delle vendite, ovvero il ROS, è del 49% e si mantiene costante: un ottimo risultato permesso dai bassi costi operativi caratteristici rispetto ai ricavi.

La gestione finanziaria è negativa anche se in miglioramento. La pressione fiscale raggiunge il 36% ed è in diminuzione. Il risultato è un utile netto in aumento sia in termini assoluti che relativi (+32%), tanto da superare, in termini relativi, il 20% delle vendite! Veramente strepitoso……

Passiamo ora allo stato patrimoniale:

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Per lo stato patrimoniale il confronto è tra il 30 settembre 2010 e il 31 dicembre 2009, in base ai dati disponibili. L’attivo patrimoniale al 30 settembre 2010 è caratterizzato da immobilizzazioni materiali pari a 210 milioni e immateriali pari a 16 miliardi (di cui oltre 4 miliardi di avviamento! ..e resto di diritti concessori).

Nei primi 9 mesi del 2010 le immobilizzazioni immateriali subiscono un brusco decremento dovuto a una riclassificazione e agli ammortamenti, mentre le immobilizzazioni finanziarie sono nel complesso stabili. I crediti diversi aumentano in particolare per l’effetto delle attività non finanziarie incluse nei gruppi in dismissione.

Le liquidità incrementano più del doppio per i flussi generati dall’esercizio, emissione di nuove obbligazioni e un incasso di ben 69 milioni dalla chiusura di un derivato che copriva un prestito obbligazionario (complimenti a chi ha seguito l’operazione! Visto l’elevata rischiosità e complessità di questi strumenti finanziari..).

Nel passivo il patrimonio netto aumenta del 12%. I debiti finanziari si riducono di oltre 1 miliardo di euro (9,94%) grazie ad una consistente riduzione dei mutui.

I debiti commerciali aumentano di 266 milioni di euro di cui 143,5 milioni di debiti verso fornitori.

Le passività finanziarie correnti aumentano di 2,4 miliardi di euro per la maggior parte a causa di una riclassifica tra le passività correnti del prestito obbligazionario.

Vediamo ora alcuni dei più significativi indici in base ai dati al 30/9/10:

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ROI e ROE sono buoni, mentre il ROS ha un valore favorevole decisamente fuori dal comune grazie ai bassi costi operativi caratteristici rispetto ai ricavi.

Il capitale investito è di 17.108.100 coperti per 13.525.400 (79%) dai mezzi di terzi e per 3.582.700 (21%) da mezzi propri che significa un indice di indebitamento (MT/MP) pari a 3,78.. che non è un segnale di buona solidità (dovrebbe essere <=1) dovuta dagli elevati debiti finanziari.

La posizione finanziaria (liquidità al netto di debiti bancari e finanziari) è negativa per -10,4 miliardi di euro, che confrontata con il MOL porta ad un valore di -5,85.

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L’indice di liquidità corrisponde allo 0,48: in una situazione soddisfacente dovrebbe tendere a 1, quindi non un buon risultato, anche se in miglioramento rispetto ai dati del 2009 (0,36).

Anche l’indice current ratio non è ottimale e corrisponde allo 0,9. Questo indica che l’azienda non è in grado di far fronte alle passività correnti con la liquidità immediata e scorte.

Vediamo ora gli indici di crescita, efficienza e solidità:

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Nei primi 9 mesi del 2010 le performance dell’azienda sono in crescita: il fatturato cresce del 9,14%, l’attivo del 10,20%, i mezzi propri del 12% e capitale investito dell’11%, quest’ultimo dato in particolare da un aumento dell’attivo circolante.

Il principale indice di solidità, ovvero il rapporto di indebitamento, corrisponde a 3,78 in quanto i debiti sono oltre tre volte i mezzi propri, quindi non una buona solidità, dovuta in particolare ad elevati debiti finanziari, anche se in diminuzione.

 

E infine uno sguardo agli altri indicatori (diversi utilizzati per calcolare i precedenti):

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Per concludere si può affermare che l’azienda gode di ottime performance economiche esaltate dai costi contenuti, ma, come emerso dell’analisi degli indici, di qualche imperfezione a livello finanziario e patrimoniale.

Saluti a tutti da Alex

indici di bilancio


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3 Responses

  1. facebook-profile-picture
    Umberto Fossali

    Bravo Alex, è incredibile la redditività sulle vendite (49,19), che purtroppo indica come ci pelano quando passiamo al casello. l’altra cosa che fa impressione è che l’attivo patrimoniale è costituito praticamente da immobilizzi immateriali, che vuol dire pochi investimenti sulle infrastrutture (quelli che ci sono li hanno pagati i nostri genitori con le tasse…
    i flussi di cassa servono a ripagarsi l’acquisto della società (da cui un debito piuttosto pesante) sigh
    lo stato italiano è bravissimo a privatizzare quello che rende e a socializzare le aziende in perdita…

  2. Giuseppe Merola

    Complimenti, ho letto con attenzione, sono commercialista ed appassionato della materia, oltre ad avere qualche incarico in controllo di gestione, proprio adesso stavo cercando un indicatore che mi consentisse di sapere quanto aumentano i costi variabili fatto 100 l’aumento dei volumi di vendita o prestazioni.

  3. facebook-profile-picture
    Umberto Fossali

    Grazie Giuseppe, speriamo di pubblicare nuovi articoli altrettanto interessanti